Vally “LADY ZOMBIE”

Dove sono? Che cosa è successo? Mi ci vuole qualche secondo per orientarmi nello spazio-tempo. Lo specchietto fra le mie mani rimanda la mia occhiaia viola mortaccina, souvenir del giorno precedente. Ho un aspetto stropicciato, come se fossi appena uscita dalla lavatrice e non avessi invece fatto di undici ore di sonno chimico: forse ho alzato un pò il gomito con le benzodiazepine, ma questa volta avevo una buona scusa. Potrei essere di diritto la coprotagonista di un B-movie anni settanta tipo “ Lady Zombie contro Maciste” senza passare dalla sala trucco. Guardo il super cerottone chirurgico fare capolino dalla scollatura e mi soffermo sul fatto che lì sotto c’è ben più che una ferita: c’è la mia ipoteca sul futuro. In fin dei conti è andata bene visto che, sguardo allucinato a parte, le  mie condizioni generali sono buone e non ho gran dolore postoperatorio.

Anzi, proprio nessun dolore.

Dubbio.

Mi avranno realmente alleggerito di una pizza di carne o sono su “Scherzi a parte”? Un’ immagine  attraversa la  mia mente : rivedo er mejio bisturi d’ Italia che dice: “questa mano po’ esse fèro o po’ esse piuma: oggi è stata piuma..!”

Mi viene da ridere, e tacitamente ringrazio lui ed il serissimo dermatologo di avermi salvato la vita.

A ben pensarci, l’ ho sfangata per puro “ fattore Kulo” ( o Kaso, se siete dei signori).

Ho la sensazione di chi, cadendo dal quarantesimo piano di un grattacielo  non si è sfrittellato al suolo perché atterrato su un camion di materassi che passava per caso là sotto. Ora che sono sopravvissuta alla fase taglia-e-cuci-e-ritaglia-e-ricuci, sono consapevole di iniziare la fase più dura: il “dopo”. Mi guardo  allo specchio e, vi giuro, non mi riconosco più: è come se il melanoma mi avesse rimpastato i lineamenti.  E sono altrettanto certa che il mondo si accorgerà ben presto della mia metamorfosi.

“Beh, e cosa racconto a tutti quelli che incontro?” Mi domando, un filo preoccupata.

Decido per la verità: non ha senso nascondersi, non mi appartiene. Purtroppo sono cresciuta a pane e altrui bugie, finendo per diventare allergica ad entrambe. Il sale della verità brucerà pure sulle ferite ma non sarà mai peggio che marcirle nella menzogna. Decido di utilizzare questa  irripetibile congiuntura astrale per dare vita al più ampio esperimento socio-zoologico che io ricordi: da come gli altri si comporteranno una volta ricevuta la notizia, capirò a quale vera specie appartengono. E qui scopro che per tutta la vita ho vissuto senza accorgermene in un grande acquario, pieno di molteplici forme di vita, di seguito elencate.

-I totani: ti guardano basiti e NON capiscono cosa sia un melanoma, cosa comporti, cosa hai fatto. Ovviamente tutto questo dopo averglielo spiegato sei o sette volte in altrettanti modi diversi.

-I pesci volanti: alla notizia saltano via spaventati.

-I merluzzi:  indubbiamente la razza più rappresentata. Leggermente più intelligenti dei totani, capiscono cosa sia un melanoma ma con gli occhi tondi propri della specie ti domandano “.. e adesso che fai?..” (Vi meritate di finire surgelati).

-I pesci pagliaccio: di gran lunga i miei preferiti, sfanculano la mala sorte e si preoccupano solo di farmi morire.. Dal ridere, però!

-Gli squali: si sono presentati appena sentito l’ odore del sangue ed altrettanto rapidamente si sono dileguati avendo capito che non c’ era (più) niente  da spolpare.

-I pesci palla: ti fanno sempre la stessa identica considerazione velenosa come la loro carne: “certo che sei fortunata a poterne parlare”  . Dovrei rispondere: “ma che palle, permetti che mi gratto?”

-I pesci martello: ogni volta che ti vedono ti chiedono se hai finalmente  chiamato quel loro amico/parente/amante che è un bravissimo medico/santone/cassamortaro e “fammisapere” ha più il suono di una minaccia che altro.

-Il pesce imperatore: raro quanto urticante. “Accidenti..ma sono stati bravissimi a fare questo taglio! A che punto sei con la cicatrizzazione? Non hai dolore, eh? Io posso capirti: pensa che all’ età di otto anni mi sono fatto lo stesso taglio scivolando su una cozza  sulla spiaggia di Ostia!” Risposta doverosa:”levami dalle mani la fiocina, o ti ricamo i miei ventisei punti sulla livrea e stiamo veramente pari.

-Il pesce angelo: chiunque abbia avuto il coraggio di offrirmi il migliore degli aiuti che potesse materialmente  darmi.

Ma in fin dei conti il pesce più caratteristico di questo acquario sono io: quello che è rimasto all’ amo di una storia che non poteva prevedere, caduto dalla padella della malattia alla brace di in incognito destino.

Ora posso solo pregare di non finire troppo presto sott’ olio (santo).

(continua)

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