Vally “MARILYN MELANOMA”

Sto per fare l’upgrade ai 4.0.

Se a vent’ anni mi avessero messo sotto il naso la foto di una quasi quarantenne, seccardina e nevrile nel suo tailleur d’ordinanza, sicuramente stressata ed esteriormente un pò invidiabile per il mondo dorato in cui si agita e starnazza, avrei stentato a riconoscermi: i miei 2.0 si specchiavano nelle provette dei laboratori di chimica farmaceutica dell’ università, mentre sognavo una vita serena accanto ad un ragazzo tanto alto quanto gentile, con cui dividere una tazza di the ed un buon libro sotto un plaid nelle fredde sere d’ inverno. La metà degli anni di oggi aveva il doppio della saggezza dei tempi a seguire. Non ricordo quando e nemmeno il perché ( forse), ma ad un certo punto ho sfoderato la katana da sotto il camice di laboratorio e mi sono involuta in un ninja del business. Ho cominciato a menare fendenti, sempre più spietati e vincenti, e non fosse stato per il sopraggiunto fattore K, l’ inevitabile harakiri sarebbe stato il mio epilogo naturale .

Ma dove ero arrivata? Ah , sì, sto per fare quarant’ anni!

Non sono una fan delle pratiche di ringiovanimento ma per il mio compleanno, accanto ad un nuovo taglio di capelli stile Marylin Monroe, decido di regalarmi un trattamento laser per scrostare rughe e macchie dal volto. Urge un bravo dermatologo: viste le mie frequentazioni accademiche per lavoro, dribblo i Luminari Intergalattici puntando dritto verso un Eletto dal Popolo dei Pazienti.

Il dermatologo- pardon l’ Eletto- che mi accoglie sulla porta del suo studio è molto diverso da come me lo ero immaginato.

Pensavo ad un tipo professional-figo-shampato, come spesso sono i medici che lavorano in ambito estetico. Invece eccomi sotto le mani (e il laser) di un serissimo quanto cortese professionista.

Nemmeno il tempo per sdraiarmi sul lettino “facciamo un’analisi generale della sua pelle, prima di procedere” che “quel” neo viene immediatamente notato.

“Non mi piace questo neo, da quanto lo ha?” esordisce, seguitando senza attendere risposta

“Lo leverei quanto prima” sentenzia asciutto.

“Oh, finalmente qualcuno che mi dà ragione!” E snocciolo tutta la cronistoria, con una stupida venatura di soddisfazione nell’averci preso anche questa volta.

“Quando mi opera?” faccio io, quasi contenta.

“Domani sera alle venti e trenta” risponde lapidario ( macabro gioco di parole).

“ Ma domani mattina ho una riunione fuori Roma e…”

“No, lei domani si opera”.

Deglutisco ed annuisco, o forse il contrario.

La vanità non uccide, specie se hai deciso di assomigliare un po’ più a Marilyn Monroe, ma scopri che il tuo cognome ha solo la sua stessa lettera iniziale.

Piacere, sono Marilyn Melanoma.

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